L’Italia conta 790 infrastrutture portuali per la nautica da diporto e quasi 172.000 posti barca, le destinazioni principali per i superyacht sono la Costa Smeralda e il Golfo di Olbia seguiti da Capri, Golfo del Tigullio e Costiera Amalfitana. I porti scelti per la stagione invernale sono Genova, La Spezia e Riviera dei Fiori per la maggior parte di essi.
L’indotto generato dal turismo nautico nel nostro paese è di circa 5,7 miliardi di euro e nel corso del 2025 la spesa operativa, ormeggi, carburante, manutenzione, rimessaggio e equipaggi, ha sfiorato i 3,6 miliardi.

L’economia (consumi) a terra, ristorazione, shopping, trasporti e hospitality vale oltre 2 miliardi. Questi i dati evidenziati alla prima edizione dello studio “Yachting Tourism and Economic Contribution” realizzato da Deloitte per Confindustria Nautica, il report presentato oggi durante il 66° Salone Nautico Internazionale di Genova, alla quale hanno partecipato tra gli altri: Edoardo Rixi, vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti; Mario Zanetti, Presidente delegato di Confindustria per l’Economia del Mare; Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica; Ernesto Lanzillo, Deloitte Central Mediterranean Private leader; Tommaso Nastasi, Strategy and Value Creation leader di Deloitte; Fabrizio Palombo, Presidente della Sezione Yacht di Federagenti; Fabio Planamente, Vice Presidente di Confindustria Nautica; Roberto Perocchio, Presidente di Assomarinas.
Ogni 100 chilometri di costa ci sono circa sette strutture (marine e porti turistici) contro il 9,7 della Francia e il 7,5 della Spagna, rimangono poco serviti da infrastrutture, il Sud e le isole con meno di cinque strutture per 100 chilometri.

Mentre la piccola nautica soffre, dal 2021 si assiste a un calo del 3,7% annuo, il trend delle imbarcazioni che va dai 18 ai 24 metri cresce dello 0,7% e quello dei superyacht di in 3,3%. Con undicimila unità, i superyacht mantengono dal 2018 un incremento annuo del 4,1%, un quinto di questa immensa flotta ha navigato nelle acque Italiane.
“Il sistema nautico italiano è un asset strategico per il nostro Paese” – commenta Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader. “Il posizionamento dell’Italia come destinazione premium per lo yachting dipende non solo dalle infrastrutture, ma dalla qualità dei servizi e dall’integrazione dell’offerta nautica con il territorio. La sfida competitiva è trasformare il traffico in valore, con strategie differenziate per segmento e una connettività territoriale in grado di intercettare la spesa di armatori e ospiti”.

“La nautica da diporto rappresenta un settore strategico per l’Italia, sia per il contributo diretto all’economia sia per lo spillover su altre filiere del Made in Italy e del turismo” – afferma Tommaso Nastasi, Strategy and Value Creation Leader di Deloitte. “Una maggiore valorizzazione dell’intera filiera e del turismo nautico, capace di attrarre sempre più domanda nazionale e internazionale, può rafforzare ulteriormente il posizionamento della nautica italiana nel mondo, generando ricadute rilevanti per l’economia del Paese”.

“Il valore della nautica in Italia non si misura soltanto nelle imbarcazioni prodotte, ma anche nel lavoro, nei servizi e nelle attività economiche che la loro presenza genera lungo le nostre coste. Con questo studio abbiamo voluto approfondire questa dimensione, mettendo a disposizione di imprese e istituzioni uno strumento per orientare gli investimenti e valorizzare il contributo del turismo nautico allo sviluppo dei territori” – dichiara Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica.
“Rafforzare l’attrattività dell’Italia per i superyacht e sostenere la piccola e media nautica sono obiettivi complementari, non alternativi. La piccola nautica, in particolare, merita attenzione perché rappresenta una porta d’ingresso al diporto e un elemento essenziale per diffondere la cultura del mare. La nostra visione tiene insieme tutte le componenti del settore: infrastrutture portuali adeguate, servizi qualificati e formazione professionale sono le leve su cui lavorare per favorire una maggiore accessibilità, prolungare la stagione nautica e generare opportunità durature per le imprese e le comunità costiere”.
Eliminare il superfluo per lasciare spazio solo a ciò che serve realmente a bordo. E’ questa l’idea alla base di EX, la nuovissima gamma svelata in anteprima mondiale da Jeanneau.

L’acronimo sta per Elements e Crossplatform e sintetizza la volontà del cantiere di offrire un’imbarcazione essenziale, pensata per vivere il mare in tutta la sua purezza, senza fronzoli né complicazioni che sia alla portata di tutti, dal navigatore esperto a chiunque voglia prendere il largo per il puro piacere di godersi il contatto con il mare, senza i limiti e le preoccupazioni di un mezzo difficile da condurre o unicamente votato alle performance.

Jeanneau EX 34: il capostipite della gamma
Il Jeanneau EX 34 è il primo modello della nuova lineup, proposto in due versioni – Hardtop e Cabin – che abbiamo avuto il piacere di visitare in occasione del recente Cannes Yachting Festival.
Frutto della collaborazione tra il dipartimento design del cantiere e Centkowski & Denert Design, entrambe le configurazioni condividono la stessa architettura di base, distribuita su cinque aree: plancette di poppa, pozzetto di poppa, salone centrale, postazione di comando e lounge prodiera.
Il cuore pulsante dell’imbarcazione è il salone trasformabile con cucina integrata: uno spazio aperto ma opportunamente riparato dal tettuccio, perfetto per cucinare, condividere un pranzo o semplicemente concedersi un momento di relax.
Scendendo sottocoperta, l’accoglienza continua con due cabine e un bagno separato, pensati per offrire un vero e proprio comfort anche di notte.

Jeanneau EX 34 Hardtop
L’EX 34 Hardtop è la quintessenza della libertà firmata EX: un capolavoro di design pensato per abbattere ogni barriera tra chi è a bordo, il mare e l’orizzonte.
Il pozzetto di poppa, spettacolare e praticamente enorme, è un invito esplicito a lasciarsi baciare del sole e sfiorare l’acqua con un semplice gesto. E se le condizioni meteo dovessero peggiorare, la praticissima chiusura morbida a rapido montaggio offre un riparo immediato, mantenendo intatta tutta la magia di un’esperienza autenticamente a cielo aperto.
Jeanneau EX 34 Cabin
A bordo dell’EX 34 Cabin la stessa straordinaria struttura viene racchiusa in una vera e propria oasi protetta che conserva un legame profondo con il mare.
La timoneria rigida, interamente vetrata e impreziosita da un’imponente apertura scorrevole, garantisce protezione totale, una visibilità mozzafiato e una luminosità travolgente.
Con la possibilità di integrare aria condizionata o riscaldamento, il piacere della navigazione supera ogni confine stagionale, mentre la postazione di guida si trasforma con eleganza in un elegante salotto affacciato sulle onde.
Scheda Tecnica
| Caratteristica | Specifiche |
| Lunghezza Fuoritutto | 10,40 m |
| Lunghezza Scafo | 9,95 m |
| Larghezza Massima | 3,27 m |
| Serbatoi Carburante | 2 x 300 l |
| Serbatoi Acqua | 100 l |
| Cabine | 2 |
| Categoria CE | B-8 / C-10 (in progress) |
| Potenza Massima | 2 x 350 CV / 2 x 258 kW |
| Architettura | Jeanneau Design / Centkowski & Denert Design |
E’ una partecipazione in pompa magna quella di FPT al 66° Salone Nautico Internazionale di Genova (1-6 Ottobre). La società di Inveco Group, specializzata nella progettazione, produzione e vendita di sistemi di propulsione e trasmissione e soluzioni per applicazioni on-road e off-road, marine e di power generation, sta infatti partecipando alla manifestazione con tutti i suoi distributori italiani dedicati: AS Labruna, Bimotor e Naval Motor Botti.

FPT: una realtà in continua evoluzione
Forte di oltre 60 anni di esperienza e di una reputazione consolidata nel settore della nautica commerciale, oggi FPT monta i suoi motori su un’ampia varietà di natanti: motovedette, traghetti, imbarcazioni da lavoro e da noleggio, al servizio dei clienti in tutto il mondo.
FPT ha inoltre recentemente aderito a Confindustria Nautica ed è partner di fiducia di operatori istituzionali responsabili della sicurezza in mare, tra cui guardie costiere, autorità doganali e forze dell’ordine, come pure Vigili del fuoco e servizi di soccorso.
Affidabilità, prestazioni ed efficienza operativa costituiscono i tre pilastri fondamentali della filosofia aziendale che oggi punta ad ampliare ulteriormente la presenza del brand sul mercato dello yachting anche oltre i confini nazionali. FPT, infatti, vanta già una rete di 375 punti di assistenza per la nautica, di cui oltre 200 nell’area mediterranea e più di 80 in Nord America, garantendo ai clienti un supporto continuo e affidabile ovunque si trovino a operare.

La novità “pop” presentata a Genova
La grande novità presentata al Salone di Genova è l’esclusiva calotta firmata Van Orton, il celebre duo creativo italiano noto in tutto il mondo per lo stile pop vivace e dirompente. Inaugurata in occasione di Agritechnica 2025, la collaborazione tra FPT e Van Orton si estende così ora anche ai motori marini, combinando precisione ingegneristica e creatività artistica, con un forte richiamo alla Pop Art e alle opere di artisti come Andy Warhol e Roy Lichtenstein.
La nuova calotta offre quindi la possibilità di personalizzare il proprio motore, senza rinunciare all’affidabilità e alle prestazioni tipiche del marchio.
A fare sfoggio della nuova soluzione estetica nello stand YP65 troviamo il Cursor 16 1000, detentore del record mondiale di velocità sull’acqua nella categoria delle imbarcazioni diesel e motore di riferimento sui mercati internazionali. Apprezzato dai professionisti della nautica per la semplicità di manutenzione, l’efficienza e i costi operativi contenuti, il Cursor 16 1000 offre potenze comprese tra 815 e 1.000 cavalli. A queste si aggiungono facilità di installazione, prestazioni elevate, funzionamento silenzioso e affidabilità nel lungo periodo.
L’esclusiva calotta Van Orton è disponibile anche su un altro modello di punta del marchio: il motore N67 570 EVO.
Con una cilindrata di 6,7 litri, questo propulsore eroga fino a 570 cavalli, assicurando la coppia massima ai bassi regimi e una risposta immediata alle variazioni di carico. Progettata ad hoc per applicazioni navali, la sua architettura integra sistemi di raffreddamento del motore e del turbocompressore appositamente sviluppati per l’impiego in ambiente marino. Per semplificare l’installazione, i principali componenti (radiatore dell’olio, pompa dell’olio, pompa dell’acqua e sistema di sfiato) sono completamente integrati nella struttura del motore.
Il Salone Nautico Internazionale di Genova ha preso il via, confermandosi come il punto d’incontro fondamentale per l’industria nautica da diporto e per le sue ambizioni di competitività sui mercati internazionali. La cerimonia si è aperta con il rito dell’Alzabandiera curato dalle Capitanerie di Porto, accompagnato dall’Inno Nazionale e dal passaggio di Nave Margottini della Marina Militare.
A testimoniare la rilevanza strategica dell’evento per l’economia nazionale è stata la presenza della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha visitato le banchine per poi tagliare il nastro sulla terrazza del Padiglione Blu al Waterfront di Levante.

Il Presidente di Confindustria Nautica, Piero Formenti, nel fare gli onori di casa, ha descritto il Salone come una vera e propria finestra a doppio senso: un’occasione per la cantieristica italiana di aprirsi ai mercati esteri e, allo stesso tempo, un’opportunità per il mondo di osservare le eccellenze del Made in Italy. Anche le istituzioni locali hanno rimarcato il profondo legame tra la città e la manifestazione, ricordando come la nautica unisca tecnologia, genio creativo e passione per il mare.
I numeri del Salone nautico e il peso economico del comparto
I dati stilati per questa edizione riflettono una crescita costante e una struttura espositiva imponente, distribuita su circa 200.000 metri quadrati con un incremento del 4% delle aree in acqua:
- Oltre 1.000 imbarcazioni esposte;
- 215 novità assolute presentate al pubblico e agli operatori;
- 45 Paesi rappresentati provenienti da 5 continenti.
I rappresentanti delle istituzioni economiche hanno offerto un quadro dettagliato dello stato di salute del settore.
Licia Ronzulli, Vicepresidente del Senato, ha affermato:
La nautica italiana non è un settore di nicchia destinato a pochi, ma un comparto strategico capace di produrre ricchezza, occupazione, innovazione e soprattutto reputazione internazionale. Ogni barca progettata in Italia porta nel mondo qualcosa di più di un prodotto: porta un pezzo della nostra identità, la nostra capacità di progettare e creare valore. È dall’incontro tra tradizione industriale, innovazione e ricerca che nasce quella combinazione che rende il Made in Italy riconoscibile e desiderato nel mondo.”

Mentre Lorenzo Galanti, Direttore Generale di ICE-Agenzia, ha evidenziato come la nautica generi un notevole giro d’affari annuo:
“Il settore nautico italiano genera un giro d’affari annuo di oltre 10 miliardi di euro e mantiene una posizione di rilievo a livello mondiale, grazie a innovazione, design, tecnologia e capacità di personalizzazione. Per rafforzarne la visibilità internazionale abbiamo raddoppiato buyer esteri e giornalisti invitati al Salone, arrivando a 185 presenze. Il Salone è uno spazio di lancio per contenuti, creatività e innovazione, con una visibilità sempre più globale.”
A questi dati si aggiungono quelli forniti da Matteo Paroli, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, che ha evidenziato la leadership italiana nel segmento delle grandi unità navali:
Vogliamo dare un contributo concreto per rafforzare l’eccellenza della nautica nei prossimi decenni, un settore che vale 13 miliardi di fatturato e 170.000 addetti. Come Autorità di Sistema siamo al fianco delle imprese e lavoriamo per aumentare gli spazi dedicati alla nautica da diporto, alla costruzione e alla riparazione navale, creando le condizioni perché il Salone possa diventare un evento di riferimento mondiale

Il confronto sulle sfide industriali e le rotte future
Il momento centrale della giornata di apertura è stato l’incontro intitolato “Industria, Innovazione, Istituzioni: le rotte comuni della nautica“, condotto da Sebastiano Barisoni (Vice Direttore di Radio 24), che ha visto a confronto i rappresentanti del governo e del mondo imprenditoriale:
Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha sottolineato l’andamento positivo dell’export italiano, cresciuto in controtendenza rispetto ad altri contesti internazionali sia nella cantieristica che nella componentistica, definendo la nautica un vero simbolo di eccellenza tecnologica, un “emblema del Made in Italy”.
Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, si è concentrato sulle condizioni strutturali necessarie per garantire la competitività delle imprese europee rispetto ai mercati concorrenti, soffermandosi in particolare sui costi dell’energia e sulla necessità di guidare le piccole imprese nell’adozione delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale.
Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica, ha riportato l’attenzione sulle difficoltà della piccola nautica e dei fornitori, penalizzati dal clima di incertezza geopolitica. Formenti ha rivolto un appello alle istituzioni, introducendo misure concrete su aspetti fiscali, sul leasing nautico e sulla semplificazione normativa.
Dobbiamo fare sistema. A noi serve una risposta corale. Abbiamo bisogno che tutte le parti istituzionali collaborino

Sicurezza, formazione e presenze sul campo
I vertici delle forze armate e di polizia sono intervenuti per sottolineare come la tutela del settore produttivo sia strettamente legata alla sicurezza delle vie marittime e del territorio: Il Comandante Flavio Biaggi della Marina Militare ha evidenziato la necessità di un approccio integrato tra ricerca, industria e operatività per garantire la continuità delle rotte commerciali e la sicurezza del Paese. Sergio Liardo, Comandante Generale delle Capitanerie di Porto, ha annunciato l’avvio di percorsi formativi dedicati alle scuole di ogni ordine e grado, volti a educare i giovani al rispetto delle regole e alla prevenzione dei rischi in mare. Giuseppe Arbore, Capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, ha ribadito l’impegno a creare una sinergia costante tra i controlli in mare e le attività sulla terraferma a tutela delle imprese regolarmente operanti, considerando la Nautica come un Made in Italy che va tutelato.
La cerimonia ha dedicato spazio anche al ricordo di Carlo Borlenghi, rinomato fotografo del mondo velico e nautico recentemente scomparso, proiettando un filmato celebrativo con le sue immagini più celebri.
E’ stato inoltre presentato ed emesso un francobollo speciale appartenente alla serie “Le Eccellenze del Sistema produttivo e del Made in Italy”, dedicato ufficialmente al Salone Nautico Internazionale.
Durante il periodo dell’evento, i visitatori hanno anche la possibilità di accedere a Nave Fiorillo, un’unità navale di 53 metri della Guardia Costiera ormeggiata nell’area fieristica, impiegata nelle operazioni di ricerca e soccorso (SAR), nella vigilanza sulla pesca e nella difesa dell’ambiente marino.
In occasione del Salone Nautico di Genova 2026, The Yachting Voice è stata invitata provare in anteprima italiana il nuovo Fiart SX5, capostipite della neonata linea SX (Sport Explorer) firmata dallo storico cantiere FIART e disegnata dalla matita di Massimo Simeone.

L’evoluzione del crossover secondo Fiart
Analizzando l’impatto estetico dell’imbarcazione, il Fiart SX5 propone una silhouette decisamente moderna, sviluppata su una lunghezza fuori tutto di 17,30 metri per un baglio massimo di 4,38 metri. Questo progetto segna la nascita della nuova gamma SX (Sport Explorer), concepita dal cantiere con un obiettivo ben preciso: sintetizzare l’anima grintosa e l’open-feeling propri della celebre linea Seawalker con volumi di coperta più protetti, tipici dell’architettura crossover pensata per le lunghe navigazioni in ogni stagione.
A poppa, la percezione dello spazio è amplificata da una plancia di poppa di ampie proporzioni, strutturata come una vera e propria terrazza sul mare. In questo modo si accentua la continuità fluida con il pozzetto, generando un unico grande ambiente open space living a fior d’acqua. Questa soluzione non solo facilita l’accesso diretto al mare e la gestione dei tender o dei water toys, ma trasforma la poppa nel fulcro sociale primario dell’imbarcazione durante le soste in rada.
Hard Top integrato e protezione panoramica
Sotto la copertura dell’hard top trovano spazio un’articolata area lounge conviviale e la cucina centrale. L’ampia superficie vetrata perimetrale garantisce una visibilità a 360° e un’illuminazione naturale costante, riparando la postazione di guida da vento, spruzzi e irraggiamento solare diretto.

Layout Interni: flessibilità modulare e cura sartoriale
Sotto coperta, il cantiere offre opzioni di personalizzazione che spaziano dalla configurazione a 2 cabine fino alla versione a 3 cabine, tutte realizzate con selezioni di legni e tessuti di pregio sartoriale. Nel modello da noi provato (2 cabine), la disposizione interna prevedeva la suite armatoriale a tutto baglio: uno spazio caratterizzato da altezze interne generose, abbondante luce naturale canalizzata dalle finestrature a murata e un locale bagno en suite dotato di box doccia separato, rifinito con dettagli di alto livello artigianale.

La prova in mare del SX5: morbidezza e risposta istantanea
Il mare poco mosso e una brezza di libeccio sono condizioni meteo apparentemente modeste, ma perfette per saggiare la vera anima di un cruiser come l’SX5. Usciti dai frangiflutti della Fiera di Genova, affondiamo progressivamente le manette dei Volvo Penta D8 IPS. Anche in assenza di onda formata, la carena firmata Fiart rivela subito la sua impronta. Se l’architettura di coperta del Fiart SX5 conquista al primo sguardo, è sott’acqua che la mano di Massimo Simeone esprime il meglio della tradizione e dell’ingegneria navale del cantiere. La carena di questo 56 piedi rappresenta uno dei punti di forza più marcati dell’intero progetto, coniugando un’elevata efficienza idrodinamica con una risposta dinamica orientata al massimo comfort di navigazione.

Geometrie di carena e passaggio sull’onda
Il disegno dell’opera viva è stato sviluppato per garantire un comportamento marino neutro e rassicurante in qualsiasi condizione di mare. La ruota di prua presenta sezioni affilate, pensate per “fendere” l’onda e minimizzare le sollecitazioni verticali.
Il costante incremento dei volumi procedendo verso centro barca crea un cuscino idrodinamico che ammortizza gradualmente gli impatti. Il passaggio sul moto ondoso non si traduce mai in colpi secchi o vibrazioni strutturali, ma in un galleggiamento morbido e progressivo.
L’elemento tecnico che più impressiona alla guida del Fiart SX5 è la dolcezza nella transizione dal regime dislocante a quello di planata, molti cruiser di pari dislocamento (circa 15 tonnellate) soffrono del classico fenomeno dell’appoppamento accentuato, richiedendo un “salto” di potenza improvviso prima di stabilizzare l’assetto orizzontale.
L’SX5 supera completamente questa criticità. Già intorno ai 13-14 nodi, l’imbarcazione si solleva dall’acqua in maniera quasi impercettibile, senza che il comandante debba correggere l’assetto. Mantenendo una linea d’asse quasi orizzontale durante tutto l’arco di accelerazione, la visuale a prua dalla postazione di guida resta totale, a tutto vantaggio della sicurezza nelle manovre e della serenità degli ospiti a bordo.
Sintonia perfetta con la propulsione IPS
L’accoppiamento tra l’opera viva e la propulsione Volvo Penta D8 IPS sfrutta al massimo la spinta orizzontale delle eliche controrotanti. Questo binomio permette di mantenere velocità di crociera economiche a regimi di rotazione contenuti, riducendo i consumi e garantendo un comfort acustico straordinario. La risposta della carena ai comandi di timone è immediata, precisa e priva di sbandamenti eccessivi, confermando l’SX5 come un cruiser capace di abbinare prestazioni elevate a un benessere di navigazione di primissimo ordine.

Il rientro verso i moli della Salone di Genova, dopo la sessione di prova, ha offerto l’opportunità di valutare le doti dinamiche del Fiart SX5 nel contesto forse più critico per un cruiser di oltre 17 metri: la manovra in spazi ristretti e ad alta densità di imbarcazioni.
Anche in questo frangente, la risposta dell’imbarcazione si è rivelata impeccabile. Nonostante le dimensioni importanti e una mole vicina alle 15 tonnellate di dislocamento, l’SX5 dimostra una facilità di governo molto efficacie, risultando ai comandi morbida e progressiva, garantendo al comandante un controllo totale in ogni fase.
Un comportamento che trasforma una fase delicata in una sequenza fluida e priva di stress, confermando come la vocazione explorer di Fiart si traduca in una barca accessibile anche nell’operatività quotidiana.
Il Fiart SX5 non è solo una barca per il “fine settimana di sole”, ma un vero cruiser versatile pensato per chi vuole macinare miglia in totale comfort, senza rinunciare allo stile italiano assieme all’emozione della guida sportiva.
| Analisi Prestazioni e Consumi Navigazione | ||||
| Giri (RPM) | Nodi (Kn) | Consumi (L/h) | Efficienza (L/NM) | Note & Regime |
| 600 | 5,3 | 1,4 | 0,26 | Regime minimo / Dislocamento leggero |
| 1.000 | 7,7 | 9,4 | 1,22 | Dislocamento veloce |
| 1.500 | 10,8 | 30,0 | 2,78 | Pre-planata (zona di massimo sforzo) |
| 2.000 | 15,8 | 61,8 | 3,91 | Planata minima |
| 2.500 | 23,7 | 97,7 | 4,12 | Velocità di crociera sostenuta |
| 3.000 | 28,5 | 121,0 | 4,25 | Massima velocità (WOT) |
| Media | 15,3 | 53,6 | 2,76 | |
MARCOPOLO ADVENTURE YACHTS, il nuovo brand del Gruppo Aschenez, dopo la premiére mondiale al Boot Düsseldorf 2026 e le vetrine del Cannes Yachting Festival e del Monaco Yacht Show, è pronto ad accogliere armatori, addetti ai lavori ed appassionati al 66° Salone Nautico Internazionale di Genova, sulla scia del forte interesse e i riscontri positivi registrati nelle kermesse appena concluse. In banchina a Genova debutteranno, per la prima volta in Italia, le due novità della gamma: MP12 e MP10, imbarcazioni che incarnano una nuova interpretazione del concept MARCOPOLO ADVENTURE YACHTS.

Il DNA del brand MARCOPOLO ADVENTURE YACHTS
Nato dalla visione di Rosario Alcaro, CEO del Gruppo Aschenez e già fondatore di marchi di successo come Invictus Yacht e Capoforte, il progetto MARCOPOLO ADVENTURE YACHTS propone un’idea di navigazione fondata su libertà, esplorazione e flessibilità d’impiego, adattandosi a differenti modalità di utilizzo e navigazione.
Le linee e lo stile sono firmati da Roberto Delfanti Design Lab, che ha impresso alla gamma un stile contemporaneo, deciso e fortemente riconoscibile. Tra le peculiarità progettuali spiccano:
Murate abbattibili a poppa che aumentano la superficie calpestabile a bordo e creano un contatto diretto con il mare e il Layout modulare, una soluzione intelligente che permette di trasformare la configurazione dell’imbarcazione da open a cruiser anche in un secondo momento, grazie a elementi strutturali installabili after-market.
MP12: l’ammiraglia da 12,70 metri di MarcoPolo Adventure Yachts
La MP12 rappresenta la massima espressione della filosofia del cantiere; grazie alla sua lunghezza di 12,70 metri e una larghezza massima di 4,05 metri, consente di avere superfici molto ampie dedicate alla convivialità e, con le murate abbattibili, questo spazio diventa una vera piattaforma aperta sul mare.
La carena a tre step, sviluppata con avanzate analisi fluidodinamiche CFD (*), abbinata a una tripla motorizzazione fuoribordo (fino a 450 CV ciascuno), garantisce stabilità, velocità ed efficienza idrodinamica, oltre a una considerevole diminuzione dei consumi di carburante.
L’impiego di materiali avanzati come compositi leggeri, elementi in PET riciclato e polipropilene alveolare permette di ottimizzare peso e resistenza strutturale; per i montanti e l’hardtop è stata impiegata la fibra di carbonio.
Sottocoperta trovano spazio due cabine con quattro posti letto totali (armatoriale a prua e cabina con letti singoli a poppa) e un bagno con box doccia separato, rendendo questa MP12 ideale anche per crociere a lungo raggio.
MP10: agilità e comfort sotto i 10 metri di MarcoPolo Adventure Yachts
La MP10 racchiude la medesima tecnologia e versatilità della sorella maggiore in dimensioni più compatte ed agili; con i suoi 9,96 metri di lunghezza e 3,05 metri di larghezza, offre comunque altissimi livelli di comfort e vivibilità.
Il layout asimmetrico ottimizza gli spazi in coperta consentendo un comodo passaggio laterale a sinistra. L’hardtop protettivo copre sia la postazione di guida sia la zona cucina.
Dotata di carena a due step (progettata via CFD), adotta motori fuoribordo fino a una potenza massima installabile di due propulsori da 350 CV.
Sottocoperta è presente una dinette trasformabile a prua con divano letto (opzionale), un bagno completo di doccia e numerose soluzioni modulari di stivaggio.
L’interesse suscitato a Cannes ha confermato l’attenzione internazionale verso MARCOPOLO ADVENTURE YACHTS e la capacità dei modelli MP12 e MP10 di attirare un pubblico internazionale, commenta Luca Brancaleon, Direttore Generale Vendite e Marketing di Aschenez Group. Entriamo ora nella fase successiva dello sviluppo del brand, con l’obiettivo di trasformare la visibilità generata da queste prime presentazioni internazionali in opportunità commerciali e in una rete di dealer più solida. Genova riveste un’importanza particolare, perché rappresenta il debutto di MARCOPOLO sul mercato italiano e ci offre una nuova occasione per incontrare armatori, dealer e professionisti del settore.
Il percorso intrapreso finora, continua Luca Brancaleon, rappresenta soltanto l’inizio di un progetto di crescita più ampio. La prossima sfida sarà infatti lo sviluppo di un modello più grande, così da intercettare nuove esigenze del mercato.
I visitatori del 66° Salone Nautico di Genova potranno apprezzare dal vivo la versatilità e l’innovazione dei modelli MP12 e MP10 di MARCOPOLO ADVENTURE YACHTS presso diverse banchine ed espositori partner:
MP12 (con motorizzazione Mercury): Stand Marcopolo — Banchina B, stand A22
MP12 (con motorizzazione Honda): Stand Honda — Banchina Nord, stand BN139B
MP10 (con motorizzazione Suzuki): Stand Suzuki — Banchina Nord, stand BN159A
CARATTERISTICHE TECNICHE MP12. -|- CARATTERISTICHE TECNICHE MP10
| Lunghezza fuori tutto | 12,70 m | Lunghezza fuori tutto | 9,96 m |
| Larghezza fuori tutto | 4,05 m | Larghezza fuori tutto | 3,05 m |
| Numero massimo persone | 14 | Numero massimo persone | 12 |
| Serbatoio Carburante | 1590 L | Serbatoio Carburante | 540 L |
| Serbatoio Acqua | 247 L | Serbatoio Acqua | 117 L |
| Serbatoio Acque nere | 112 L | Serbatoio Acque nere | 77 L |
| Max Motorizzazione | 3 x 450 Hp | Max Motorizzazione | 2 x 350 Hp |
| Materiali della stratifica scafo/coperta | Fibra di vetro | Materiali della stratifica scafo/coperta | Fibra di vetro |
| Design | Roberto Delfanti | Design | Roberto Delfanti |
| Costruttore | 3AF Shipyard | Costruttore | 3AF Shipyard |
(*) La fluidodinamica CFD si basa su complessi sistemi di equazioni differenziali che descrivono come massa, quantità di moto ed energia si conservano all’interno di un fluido attraverso 3 fasi: 1) Si importa il modello 3D dell’oggetto e si divide lo spazio fluido circostante in una griglia formata da milioni di piccoli elementi o volumi di controllo. 2) Il software applica le condizioni al contorno (velocità d’ingresso, pressione, temperatura, viscosità) e risolve le equazioni per ogni singola cella della griglia fino a raggiungere la convergenza. 3) I dati numerici calcolati vengono convertiti in mappe di colore, linee di flusso, vettori di velocità e valori quantitativi (portata, resistenza aerodinamica, caduta di pressione, scambio termico).
Il silenzio, a bordo, si racconta spesso come una forma di comfort. Sul Numarine 27 XP diventa invece il risultato di una precisa strategia energetica: produrre e accumulare energia quando la barca naviga, per ridurre la necessità di generarne quando si è all’ancora, si cena, si nuota o ancor di più quando si dorme.

È questa la chiave con cui leggere il nuovo Mk2 Super Silent Pack, sviluppato insieme a Sleipner. A Cannes Patrik von Sydow, CEO di Numarine, ne ha raccontato gli effetti partendo dalla vita reale: una notte con climatizzazione e stabilizzazione attive, senza dover attivare il generatore, oppure parlando di un trasferimento iniziato alle tre del mattino mentre l’armatore continua a dormire.
La silenziosità entra così nella gestione dell’energia, ma anche nel modo stesso di utilizzare un profilo explorer come quello del Numarine 27 XP.
Numarine 27 XP: produrre energia mentre si naviga
L’architettura del Mk2 Super Silent Pack lavora a 48 volt DC e integra un banco batterie LFP da 92,8 kWh, 5,6 kW di pannelli solari, alimentazione da terra e gestione intelligente dei carichi attraverso l’Hybrid Power Center di Sleipner.
Durante la navigazione, i generatori azionati dalla presa di forza (PTO) dei motori principali ricaricano direttamente le batterie: la potenza di ricarica dichiarata è di 10 kW al minimo e arriva fino a 50 kW in crociera.
È soprattutto questo passaggio a rendere interessante il sistema. Parte della produzione elettrica viene così concentrata nelle fasi di navigazione, quando i motori principali sono già in funzione, riducendo la necessità di utilizzare i gruppi elettrogeni durante la sosta.
La propulsione resta affidata ai due MAN 560: secondo i dati presentati da Numarine, il 27 XP raggiunge 13,5 nodi di velocità massima, naviga a 10 nodi in crociera e dichiara un’autonomia di 2.200 miglia nautiche a 8 nodi.
Il Super Silent Pack interviene invece sui servizi e sulla gestione dei carichi, riducendo le ore di funzionamento dei genset e, secondo Numarine, anche le esigenze di manutenzione associate e le emissioni locali durante le fasi di funzionamento a batteria.

«Di notte, silenziosi e stabili»
Durante la conferenza von Sydow ha insistito soprattutto sull’esperienza che ne deriva: «Sei lì, tranquillo, in silenzio e stabile, senza alimentazione dai generatori», ha spiegato. Il 27 XP può trascorrere la notte con climatizzazione, frigoriferi e stabilizzazione attivi senza utilizzare il generatore; durante il giorno il sistema può sostenere anche carichi come cucina, lavatrici e asciugatrici.Il comunicato tecnico parla di Sleep Mode, pensato per ridurre il consumo notturno e consentire una notte all’ancora senza genset, mantenendo operativi anche sistemi energivori.Ma a Cannes il discorso è andato oltre la sosta.
«Il fatto che tu non stia correndo non significa che tu stia perdendo tempo», sintetizza von Sydow. Malaz aggiunge che di notte le condizioni sono spesso più calme e il trasferimento può risultare più semplice.
Rivolgendosi a Ömer Malaz, von Sydow ha richiamato l’abitudine del fondatore di iniziare alcuni trasferimenti intorno alle tre del mattino, mentre a bordo si continua a dormire.Malaz scherza sul fatto che il rumore dell’ancora salpata riesca comunque a sentirlo. Poi, però, si torna a dormire e ci si sveglia nella destinazione successiva.È qui che silenziosità, velocità dislocante e gestione dell’energia si incontrano: se il trasferimento avviene mentre gli ospiti dormono, navigare a 8 o 10 nodi non significa necessariamente sottrarre tempo alla giornata.

Numarine 27 XP: quasi 4.000 miglia e una barca vissuta come casa
Il primo Numarine 27 XP è stato varato ad aprile nell’area di Haliç, a Istanbul. Prima ancora che il primo esemplare entrasse in acqua, ha spiegato von Sydow, erano già state vendute cinque unità. Quella presente a Cannes aveva nel frattempo percorso, secondo quanto riferito dal CEO, quasi 4.000 miglia nautiche, navigando tra acque turche e greche, con i proprietari a bordo praticamente dal momento del varo.È un dato che aiuta a capire perché Numarine insista tanto su rumore, vibrazioni e autonomia. Rispondendo a una domanda sul pubblico degli explorer, von Sydow ha descritto barche sulle quali la permanenza tende ad allungarsi e sulle quali anche il confine tra vacanza e lavoro diventa più fluido.
«È la tua seconda casa, o la tua casa flessibile», ha spiegato. E parlando proprio della coppia proprietaria del 27 XP presente a Cannes è stato ancora più netto: «Questa è realmente la loro casa estiva».
Nella stessa risposta ha riunito quelli che considera i requisiti essenziali: affidabilità, autonomia, comfort, bassi livelli di rumore e vibrazioni e capacità di stivaggio, perché la barca possa essere vissuta realmente come una casa.È in questa prospettiva che il Super Silent Pack assume un peso diverso. Non perché trasformi il 27 XP in una barca silenziosa in senso assoluto, ma perché riduce la necessità di far funzionare i gruppi elettrogeni proprio nei momenti in cui la barca viene abitata.

L’autonomia non è soltanto andare lontano
Numarine ha costruito negli ultimi anni la propria identità intorno al mondo explorer, con Can Yalman a garantire continuità al linguaggio del marchio anche dopo il passaggio, nel 2017, dai fast cruising motor yacht verso questa tipologia di yacht. Durante la conferenza il cantiere ha ricordato anche un 37 XP che da Istanbul ha attraversato Mediterraneo e Atlantico, il Canale di Panama e il Pacifico fino alla Nuova Zelanda. Ma von Sydow ha sottolineato che esplorare non significa necessariamente attraversare oceani: può voler dire anche muoversi nelle proprie acque con maggiore libertà e minore dipendenza dalle infrastrutture.
Un altro armatore di un 37 metri, partito da Istanbul e arrivato nel Mediterraneo dopo aver navigato tra Grecia e Turchia, si era accorto di non aver ancora fatto rifornimento. Se ne era reso conto quasi a posteriori, ha raccontato von Sydow, e quella constatazione era diventata essa stessa una misura concreta dell’autonomia disponibile. Lo stesso principio permette di leggere il Mk2 Super Silent Pack senza fermarsi ai 92,8 kWh di batterie o ai 50 kW di ricarica dai PTO.

Les voiles de Saint-Tropez sono uno degli appuntamenti più emozionanti per chi ama le vele e le signore del mare, organizzate dalla Société Nautique de Saint-Tropez prevedono l’arrivo di 253 velieri per un programma eccezionale e incontri unici. Tra tradizione e modernità, eleganza e alta tecnologia, le Voiles rimangono prima di tutto fedeli allo spirito corinzio infuso da Patrice de Colmont, creatore della Nioulargue nel 1981 e scomparso lo scorso anno: le migliori regate in acqua e la migliore atmosfera a terra.

Maxi: i giganti entrano in scena
Sono ben 50 Maxi annunciati, l’edizione 2026 de Les voiles de Saint-Tropez potrebbe battere ogni record e fare persino meglio dei 46 iscritti registrati nel 2022. Una flotta numerosa suddivisa tra i Maxi 1, che concorrono per il Trophée Edmond de Rothschild, e le altre classi che arrivano fino ai Maxi 5, passando per i Maxi Grand Prix (Maxi GP). Questi grandi velieri da corsa, con una lunghezza superiore ai 18,28 metri, non sono classificati in base alla stazza ma alle prestazioni, in funzione del loro rating. Così Atalante, un progetto Hoek di 39 metri dal look neoclassico, gareggia in Maxi 5, mentre Capricorno, radicale racer di 25 metri su progetti Judel Vrolijk, regata in Maxi 1.

Momento clou di questa edizione sarà la presenza dei tre Classe J, Hanuman, Rainbow e Svea, che farà soffiare un profumo di Coppa America sul porto di Saint-Tropez e nella baia di Pampelonne.
Progettato da Tore Holm nel 1937, Svea è infatti l’ultimo nato tra i Classe J, essendo stato costruito per la prima volta solo nel 2017. È stato infatti soltanto dopo la morte dell’architetto che i piani di questa imbarcazione, passata inosservata, sono stati ritrovati nei suoi archivi. Holm, che era anche medagliato olimpico e appassionato di stazza metrica, aveva progettato nello stesso periodo Svanevit (cigno bianco), un 8m SI destinato a gareggiare ai Giochi Olimpici di Helsinki del 1940, poi mai disputati. Non immaginava allora che Svea avrebbe visto effettivamente la luce, né tantomeno che avrebbe incrociato la rotta della sua sorella minore Svanevit. La parentela tra i due progetti è infatti sorprendente. Ha incuriosito Guillaume Wattinne, che ha acquistato Svanevit nel 2023 in Olanda per portarlo nel Mediterraneo. Stessi slanci, stesso specchio di poppa e colore dello scafo simile: lo sloop di 14,65 metri è una vera e propria riproduzione in scala ridotta di Svea. Per la prima volta in assoluto, il gigante e l’8m SI saranno sullo stesso campo di regata.

Les voiles de Saint-Tropez , tradizione: prestazioni e autenticità
80 yacht d’epoca, di cui oltre 20 centenari, faranno innamorare anche quest’anno chi avrà la possibilità di vedere dal vivo questa flotta eccezionale che testimonia l’entusiasmo per il patrimonio marittimo in tutta Europa e nel mondo, e conferma il prestigio delle Voiles de Saint-Tropez, il più grande raduno di queste unità storiche.

Ma l’aspetto più incredibile nello sviluppo dello yachting classico mondiale è il ruolo chiave giocato dalla Nioulargue: la sua «stazza», ideata su un angolo di tavolo, ha contribuito direttamente alla creazione di quella del Comitato Internazionale del Mediterraneo, il CIM. Un’influenza nata a Saint-Tropez e oggi ampiamente internazionale.
Inizialmente riuniti per regate-crociera o raduni, in particolare in Italia negli anni ’90, gli yacht d’epoca si sono strutturati sotto la spinta del Yacht Club de Monaco, portando all’elaborazione di una vera e propria stazza da parte del CIM, diventato Comitato Internazionale del Mediterraneo per la Vela Classica (CIMVC). Oggi la stazza assegna a ogni barca un rating calcolato secondo criteri di prestazione ponderati da un coefficiente di autenticità, consentendo l’organizzazione di regate a livello internazionale.
1 100 unità sono state stazzate in tutto il mondo e circa 300 certificati vengono rilasciati ogni anno per le regate nel Mediterraneo, bacino fondamentale per gli yacht d’epoca. Un bilancio notevole da ascrivere al CIM, che festeggia quest’anno il suo centenario sotto la presidenza dell’italiano Luigi «Gigi» Rolandi, recentemente eletto nell’ambito della presidenza rotatoria prevista dallo statuto del Comitato, affiancato in particolare da Renaud Godard, segretario generale e presidente della commissione Stazza, e da Thierry Leret, tesoriere e presidente della commissione Sicurezza e Regate.

Lo spirito corinzio, in memoria di Patrice
«La regata è un’affare troppo serio per essere lasciato ai regatanti», si era probabilmente detto Patrice de Colmont creando la Nioulargue nel 1981. Perché Patrice non era un agonista — preferiva i bivacchi sulle isole a bordo di Cocotte, il piccolo derivetto in mogano costruito da Matonnat su cui navigava da bambino — ma amava il mare, le belle barche e chi ci andava sopra. Re dell’improvvisazione ma abile gestore, affabulatore fuori dal comune ma uomo d’ascolto, ospite delle star ma amico di Pierre Rabhi e grande difensore dell’agricoltura contadina che praticava lui stesso per rifornire le cucine del Club 55, l’inclassificabile Patrice de Colmont ha saputo preservare quel pizzico di leggerezza e audacia che gli ha permesso di orchestrare e far crescere una settimana di regate festosa e unica al mondo.
Quest’anno, la Club 55 Maxi Yacht Cup vedrà Balthasar (Maxi 72), campione in carica, rispondere alla sfida di Tilakkhana II (Wally Cento) mercoledì, mentre i due Classe J Rainbow e Hanuman si affronteranno in un match race, nello spirito dell’America’s Cup.
Per la Club 55 Cup, il giovedì, sarà il defender Mariella, yawl su progetti Mylne del 1938, a ritrovare Hallowe’en, il cutter bermudiano su progetti Fife del 1926 che festeggia il suo centenario quest’anno. Due splendidi omaggi, senza alcun dubbio.

Un 60 piedi può essere il punto di arrivo di un percorso, ma cosa succede se, crescendo al crescere dell’imbarcazione, l’armatore non vuole cambiare il proprio modo di navigare? È in parte da questa domanda che nasce il First 60, nuova ammiraglia della gamma performance di Beneteau.

Durante la presentazione al Cannes Yachting Festival il cantiere francese ha insistito su un elemento preciso: molti proprietari del First 53 conducono personalmente la propria barca, senza affidarsi stabilmente a uno skipper. Portare quel navigatore verso i 60 piedi significa quindi aumentare dimensioni, comfort e complessità senza ridurlo, improvvisamente, in un semplice ospite a bordo.
Il First 60 quindi nasce anche da questa necessità. Non soltanto come il modello più grande della sua famiglia, ma anche come possibile evoluzione di chi nel mondo First è già entrato e, salendo di dimensione, non vuole perdere il rapporto diretto con la conduzione.
È una chiave che diventa ancora più interessante se si osserva il resto della gamma. Perché alla vigilia dei cinquant’anni di First, Beneteau sembra voler costruire non tanto una serie di barche per navigatori differenti, quanto una famiglia capace di accompagnare lo stesso navigatore mentre cambiano esperienza, ambizioni, budget e modo di stare in mare.
Beneteau First 60, crescere senza allontanarsi dal timone
Con i suoi 18,95 metri il First 60 entra in una dimensione nella quale gli spazi aumentano, le manovre diventano più impegnative e il confine tra yacht armatoriale ed equipaggio professionale tende ad assottigliarsi. Beneteau prova a lavorare esattamente su quel confine.

Lo si vede nell’organizzazione della coperta. Il Winch Island walk-around concentra le manovre in un’area centrale attorno alla quale ci si può muovere: il sistema dedicato alla gestione della randa è pensato, dice il cantiere, per ridurre lo sforzo richiesto nelle regolazioni e le postazioni di timoneria sono state progettate cercando maggiore ergonomia. Il pozzetto, allo stesso tempo, separa chiaramente la zona operativa dagli spazi destinati al pranzo e al relax.
Non sono soltanto soluzioni pensate per rendere più semplice un 60 piedi. Raccontano un’idea precisa di armatore: qualcuno che vuole usufruire del comfort e dei volumi di una barca più grande senza rinunciare necessariamente a essere parte attiva della navigazione.
Ed è forse qui che il First 60 trova una posizione più riconoscibile in un segmento nel quale distribuzioni e livelli di comfort tendono inevitabilmente ad avvicinarsi.
Durante la conferenza Beneteau ha mostrato anche un confronto con Solaris e Grand Soleil, evidenziando come le differenze tra yacht di questa fascia non siano sempre radicali nella disposizione di salone, cucina e cabine. Sul First 60 uno degli elementi distintivi individuati è nella zona armatoriale prodiera, dove il bagno viene collocato tra quadrato e letto, creando una sorta di filtro acustico e di privacy tra spazio comune e cabina.

Comfort, quindi, ma senza costruire tutta l’identità intorno ad un unico elemento. Perché il tema continua a essere un altro: quanto può crescere un First senza che cresca nella stessa misura la distanza tra il suo armatore e il timone?
Per capire il 60 bisogna però tornare indietro
Il First 60 rappresenta il vertice della gamma. Ma per capire il lavoro che Beneteau sta facendo sul marchio First bisogna scendere di parecchi piedi. Nel 2027 saranno cinquant’anni dal debutto del primo First 30. Durante la presentazione, il cantiere ha ripercorso alcune tappe della propria storia ricordando numeri oggi difficili da immaginare nel mercato della vela performante.
Il First 30 originale raggiunse 287 unità nei primi due anni. Vent’anni dopo il 31.7 ne vendette 205 nello stesso periodo, un modello che avrebbe poi superato le mille barche costruite. Oggi, ha ammesso lo stesso management, quel mercato è molto più difficile: la platea dei velisti interessati alle performance si è ridotta e continuare a contendersela attraverso variazioni del tradizionale racer-cruiser non basta più, Beneteau ha quindi provato ad allargare la definizione stessa di performance.

Per il nuovo First 30 ha scelto l’espressione planing cruiser: non una barca incapace di regatare, ma una barca nella quale la planata diventa prima di tutto parte del piacere di una navigazione pomeridiana, non necessariamente di una linea di partenza. La risposta commerciale è stata indicativa: 162 unità vendute in circa un anno e mezzo e una produzione portata fino a una barca ogni tre giorni.
È da questo tentativo di aprire nuove porte che nasce una gamma oggi organizzata intorno a tre direttrici: racing, planing e yachting, i quali non devono necessariamente corrispondere a tre tipi di persone differenti. Possono essere anche tre evoluzioni nella vita dello stesso velista.
Tre First 36, tre momenti possibili
È sul 36 piedi che questa idea diventa particolarmente leggibile. La base è la stessa famiglia, ma oggi Beneteau la declina attraverso First 36, First 36 SE e il nuovo First 36 Spirit. Il First 36 rimane il punto di equilibrio: una barca capace di mettere insieme crociera, planata, navigazione familiare e regata senza spostarsi completamente verso nessuno dei due estremi.
Il First 36 SE, Seascape Edition, porta invece quella base verso un utilizzo decisamente più sportivo. Meno peso, barra al posto delle ruote, interni alleggeriti, maggiore attenzione alla stazza e alle prestazioni. Durante la conferenza Beneteau ha sottolineato anche un dato interessante: circa la metà dei proprietari lo utilizza comunque come cruiser molto veloce. Persino la versione più radicale, quindi, sfugge a una segmentazione troppo rigida.

Il First 36 Spirit: obiettivo leggerezza
Il nuovo First 36 Spirit percorre la strada opposta. Qui il lavoro non consiste nell’aggiungere performance attraverso componenti più sofisticati, ma nel togliere ciò che non viene considerato essenziale. Meno legno, arredi più semplici, sistemi di stivaggio costruiti a partire da strutture leggere e personalizzabili. Il risultato dichiarato è un risparmio di 180 chilogrammi rispetto al 36 standard, concentrato soprattutto a prua e a poppa: un vantaggio che su una barca planante ha conseguenze dirette sul comportamento in navigazione.
Ma lo Spirit interviene anche su un altro peso, quello economico. Durante la presentazione sono stati indicati 200.000 euro per il First 36 Spirit, 257.230 euro per il First 36 e 301.360 euro per il First 36 SE. Beneteau ha insistito sul fatto che quello dello Spirit non debba essere un prezzo promozionale, ma sostenibile nel tempo. In una fase nella quale lo stesso cantiere riconosce che il prezzo è diventato una barriera all’ingresso per una parte dei velisti, l’essenzialità acquista quindi un significato ulteriore. Non è soltanto minimalismo. Serve a rendere la barca più leggera, ma anche a riportare la soglia di accesso a un livello diverso.

Più che categorie, possibili evoluzioni
È qui che la lettura dei tre 36 cambia. Sarebbe semplice attribuire a ogni modello il proprio identikit: lo Spirit per chi cerca essenzialità, il 36 per il cruiser sportivo, il SE per il regatante.Ma probabilmente sarebbe anche riduttivo. Oggi chi sceglie uno Spirit perché vuole navigare in maniera semplice e diretta potrebbe domani desiderare maggiore comfort. Chi utilizza un First 36 in crociera può progressivamente appassionarsi alla regata. Chi arriva al 36 SE può continuare a usarlo anche per viaggiare. E chi, con il passare degli anni, desidera più spazio e più autonomia può salire fino al First 60 senza per questo voler delegare la navigazione a qualcun altro.
Il modello cambia perché cambia il navigatore. Ma il navigatore non deve necessariamente cambiare marchio.

Vista così, la nuova architettura First diventa quasi un ecosistema.Ed è qui che, ascoltando la presentazione dei tre 36, il pensiero è corso per un momento al marketing Apple. Con tutte le distanze del caso: stessa famiglia riconoscibile, versioni costruite intorno a esigenze molto diverse e possibilità di spostarsi da un prodotto all’altro senza uscire dall’universo del marchio.
Con un piccolo cortocircuito nei nomi. Nel linguaggio Apple la sigla SE richiama generalmente la versione più accessibile. Nel mondo First, SE significa Seascape Edition ed è proprio il modello più radicale della famiglia 36. Volendo portare fino in fondo la provocazione, la vera “SE” sarebbe semmai lo Spirit, mentre il First 36 SE avrebbe molto più l’aria di una versione Pro.
Il gioco però interessa fino a un certo punto. Più significativa è l’idea che sta dietro: non costruire soltanto una barca per ogni tipo di velista, ma cercare di mantenere quel velista dentro la stessa famiglia mentre la sua storia cambia.
Dal First 36 Spirit al First 60
È una distanza enorme, quella tra un 36 Spirit da circa 200.000 euro e un First 60.Eppure è proprio alle due estremità che la strategia diventa più chiara. Sul First 36 Spirit Beneteau prova a evitare che il prezzo e la crescente complessità delle barche escludano chi cerca prima di tutto sensazioni e piacere di navigare. Sul First 60 prova a evitare il problema opposto: che l’aumento di dimensioni, volumi e comfort finisca per escludere l’armatore dalla conduzione della propria barca.In mezzo ci sono modi diversi di correre, viaggiare e vivere la performance.

Fiart ha catturato l’attenzione presentando in anteprima assoluta il nuovo SX5, un modello che segna un passaggio chiave nella strategia del brand e consolida l’evoluzione produttiva del cantiere.
Con 17 metri di lunghezza, l’SX5 nasce per unire lo stile classico e inconfondibile di Fiart con le più attuali esigenze degli armatori. Presentato in anteprima nella configurazione a due cabine, due bagni e un’ampia dinette sottocoperta, il modello vedrà prossimamente anche il lancio di una versione a tre cabine e due bagni.
Le tre anime di Fiart: Seawalker, linea P e la nuova linea SX
Durante l’intervista, Giancarlo di Luggo ha illustrato la visione del cantiere attraverso le sue tre linee principali, ciascuna pensata per intercettare o anticipare precise fasi di mercato:
Linea Seawalker: Lanciata con un timing perfetto per cogliere il trend dei walkaround, si è articolata nei modelli 35, 39 e 43 (quest’ultimo in doppia versione), riscuotendo un successo commerciale immediato. Coniuga versatilità, sportività e massimo comfort negli spazi esterni, rappresenta la sintesi ideale tra un cruiser dinamico per uscite giornaliere e uno yacht confortevole per brevi crociere.

Linea P: Una gamma rivoluzionaria e audace che ha ridefinito i parametri classici di Fiart, attraendo una clientela internazionale e nuova (con vendite in piazze esclusive come Saint-Tropez e Monte Carlo). Nata dalla collaborazione tra il cantiere e il celebre designer e architetto navale Stefano Pastrovich, la Linea P rappresenta la Custom Luxury Line. Come evidenziato dal CEO Giancarlo di Luggo, la Linea P è stata una scommessa vincente che ha portato il marchio Fiart oltre i suoi confini storici.

Linea SX: Rappresenta la risposta al ritorno verso imbarcazioni più tradizionali, protette e dalle linee classiche, pensate per riabbracciare i clienti storici del brand, un cruiser targato Fiart, firmata dal designer Massimo Simeone, pensato come un smart crossover / cruiser di razza. Il punto di forza è l’ampia beach area situata molto vicina al livello dell’acqua, progettata per offrire un contatto diretto e continuo con il mare.

Prossimo appuntamento per Fiart: Salone Nautico di Genova
Dopo il successo riscontrato a Cannes tra dealer e visitatori, Fiart prosegue il suo tour dei saloni autunnali dando appuntamento al Salone Nautico di Genova, dove saranno esposti il nuovo SX5, l’ammiraglia P58 e il Seawalker 35.



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