Cantiere del Pardo, leggere un mercato frammentato senza smettere di muoversi
Tre première mondiali, nove nuovi modelli previsti nei prossimi due anni e investimenti che continuano su infrastrutture, persone e prodotto. Ma dietro i numeri della conferenza di Cantiere del Pardo a Cannes emerge soprattutto un metodo: osservare un mercato sempre meno uniforme, ascoltare gli armatori e continuare a sviluppare senza aspettare che tutte le variabili tornino prevedibili.
A Cannes Cantiere del Pardo ha presentato tre première mondiali. Ma per capire davvero la prospettiva della società bisogna andare oltre il prodotto e guardare il contesto nel quale viene sviluppato.
“Il mercato non è scomparso. È scomparso quello facile”.
A sottolinearlo è Rok Babarovic, Business Development Manager di Cantiere del Pardo, partendo da un messaggio condiviso pochi giorni prima con la rete dei dealer. Non è una dichiarazione pessimistica, anzi, l’intervento porta verso una lettura imprenditoriale di una fase nella quale le variabili sono aumentate e non si muovono tutte nella stessa direzione.
I clienti arrivati alla nautica negli anni immediatamente successivi al Covid non hanno le stesse esigenze di quelli di oggi. Europa e Stati Uniti reagiscono in modo differente. Le tensioni geopolitiche incidono sulla fiducia e soprattutto si sono allungati i tempi necessari per trasformare l’interesse in una decisione d’acquisto.
Più che stabilire se il mercato sia ‘forte’ o ‘debole’, la questione si sposta in un’altra dimensione: riuscire a leggere segnali sempre più frammentati e adattare le decisioni senza smettere di muoversi.
Mercato: analisi e prospettive
Uno dei dati più significativi riguarda i tempi della vendita di Cantiere del Pardo. Nel segmento dei 43 o 50 piedi, spiega Babarovic, un processo decisionale che prima poteva richiedere due o tre mesi arriva oggi anche a sei-nove mesi.
“Serve quindi non soltanto un buon venditore, ma un venditore paziente, capace di portare a casa i risultati”.
Il passaggio è interessante perché sposta l’attenzione dal semplice volume della domanda alla relazione con l’armatore. Il mercato continua a esserci, ma la decisione richiede più tempo, accompagnamento e capacità di comprendere esigenze non più omogenee.
Nello stesso intervento Babarovic indica una crescita dei ricavi nell’ordine del 13-14% rispetto al 2025, accompagnata però da maggiore cautela sulla marginalità. Anche lo stock diventa una variabile da tenere sotto controllo. Il cantiere rivendica una gestione dealer per dealer e una quantità molto contenuta di barche nuove ancora disponibili presso la rete, con la grande maggioranza delle unità già destinate al cliente finale.
Tre elementi, ricavi, margini e stock, che raccontano tre aspetti diversi dello stesso momento storico.
Europa, Stati Uniti e brokerage: non esiste un solo mercato
La frammentazione è anche geografica. Nella fotografia proposta da Babarovic, l’Europa sta reagendo meglio degli Stati Uniti, ancora esposti a un livello maggiore di incertezza e in questo quadro si aggiungono anche le tensioni in Medio Oriente: “L’incertezza sta creando esitazione”
L’incertezza, quindi, non cancella necessariamente la domanda, ma può rimandare la decisione. Allo stesso tempo, allargando lo sguardo, arriva un segnale in direzione opposta dal brokerage, che il cantiere vede tornare più dinamico e considera un possibile indicatore anticipatore anche per le vendite del nuovo.
Cantiere del Pardo e gli investimenti industriali: muoversi prima che il quadro torni semplic
Quando viene chiesto se la presenza di due barche a vela tra le tre première possa indicare una diversa salute dei segmenti, Marcello Veronesi, CEO di Cantiere del Pardo, non costruisce una contrapposizione tra vela e motore e riporta il discorso sul piano industriale:“Le condizioni sono cambiate, ma non ci siamo fermati. Stiamo investendo in infrastrutture, manodopera e in nuovi modelli”.
Veronesi ha ricordato il nuovo progetto industriale, con la prima fase prevista entro la fine dell’anno e un ampliamento che, a completamento nel 2027, porterà oltre 35.000 metri quadrati aggiuntivi di superficie produttiva. A questo si affiancherà il centro di Marina di Ravenna, pensato non soltanto per le attività operative ma anche come luogo di relazione con clienti e armatori, consegne, prove e presentazione della gamma.
Il punto interessante non è soltanto la dimensione dell’investimento, ma il fatto che venga portato avanti proprio mentre il mercato richiede maggiore vigilanza. In questa prospettiva, aumentare capacità industriale e continuare a sviluppare prodotto non equivale a ignorare l’incertezza: significa dotarsi degli strumenti con cui provare a rispondere più rapidamente a un mercato che può cambiare direzione.
Cantiere del Pardo GT65: quando ascoltare gli armatori porta a togliere opzioni
Il Pardo GT65 è forse il caso più interessante per capire come questa capacità di analisi definisca lo sviluppo del prodotto. Il modello si situa tra il GT52 e il GT75, ma la scelta progettuale più significativa emersa durante la conferenza riguarda il layout.
Il GT52 disponeva di tre configurazioni, mentre sul GT75 le possibilità erano quattro. L’esperienza accumulata con gli armatori ha però portato il team a interrogarsi sull’effettiva utilità di moltiplicare le alternative.
Sul GT65 la scelta è stata opposta: un solo layout, studiato cercando di mettere insieme le soluzioni che avevano funzionato meglio sui modelli precedenti. È un cambiamento interessante perché rompe un automatismo abbastanza diffuso: più possibilità non significano necessariamente un prodotto migliore o più vicino al cliente.
La configurazione unica arriva dopo aver analizzato diverse combinazioni di cabine, bagni e distribuzione degli ambienti. In altre parole, il lavoro di personalizzazione viene spostato in parte a monte, nel processo di progettazione, invece di tradursi necessariamente in una moltiplicazione delle planimetrie.
E alla domanda se questa scelta possa arrivare anche sugli altri modelli della gamma, Babarovic non trasforma il GT65 in una nuova regola universale. La risposta resta aperta: il feedback degli armatori potrà indicare se il metodo sia replicabile, ma volumi e dimensioni del 65 potrebbero aver creato condizioni particolarmente favorevoli. Ogni modello dovrà essere studiato separatamente.
È quasi una sintesi in piccolo della filosofia emersa dall’intera conferenza: osservare, verificare, eventualmente estendere. Non applicare una soluzione soltanto perché ha funzionato altrove.
Il GT65 e un layout costruito intorno all’uso
Nel raccontare il progetto, Massimo Gino, CEO di Nauta, porta il discorso dall’organizzazione della gamma all’esperienza a bordo.
Il cockpit è orientato verso il mare e l’apertura tra interno ed esterno permette ai due ambienti di lavorare quasi come uno spazio continuo. Le aree dining e coffee possono cambiare funzione e condividere lo stesso sistema TV.
Particolare è anche la posizione della galley, né completamente ‘up’ né realmente ‘down’: una soluzione intermedia pensata perché chi prepara possa restare in relazione con gli ospiti senza trasformare necessariamente la cucina nel centro visivo dell’ambiente.
Forse è il dettaglio progettuale che racconta meglio il lavoro sull’impostazione del modello.
L’obiettivo è costruire una sequenza di spazi coerente con il modo in cui la barca viene realmente utilizzata: facilità di circolazione, connessione tra gli ambienti, attenzione ai passaggi e possibilità di stare insieme senza sovrapporre ogni funzione.
Grand Soleil Plus 80: la personalizzazione
Se il GT65 sceglie di ridurre il numero delle configurazioni, il Grand Soleil Plus 80 racconta quasi il percorso opposto. La Linea Plus lavora infatti su dimensioni e complessità nelle quali il coinvolgimento dell’armatore diventa inevitabilmente maggiore.
Franco Corazza, Product Manager Grand Soleil Plus, ha ricordato come dal 2023 siano state consegnate 15 imbarcazioni in otto Paesi.
Il primo Plus 80 porta questa logica ancora più avanti. Durante circa due anni di sviluppo il progetto ha accumulato 143 change order, un numero che racconta quanto il rapporto con l’armatore possa incidere sulla definizione finale di una barca di queste dimensioni.
Sul primo esemplare la sperimentazione riguarda anche la propulsione elettrica, con un motore da 105 kW e batterie da 90 kWh. Il secondo seguirà invece una strada differente, mantenendo una propulsione tradizionale, aumentando però gli elementi di elettrificazione a bordo.
Grand Soleil 60 Long Cruise: progettato per le lunghe navigazioni
Il Grand Soleil 60 Long Cruise aggiunge un’ulteriore prospettiva: la sua genesi, raccontata durante la conferenza da Francesco Spirito, International Sales Manager Grand Soleil, parte esplicitamente dal concetto di bluewater yacht.
E prima di definire il prodotto, il cantiere si è confrontato con i proprietari che utilizzano realmente la barca per lunghi periodi.
La prima richiesta emersa è stata la possibilità di gestirla con un equipaggio ridotto. Da qui la scelta di concentrare nel cockpit i sistemi di controllo e quelli dedicati alle manovre necessarie alla conduzione. Tuttavia, il ragionamento si è spostato immediatamente anche sulla permanenza a bordo: se devo partire per sei mesi o un anno, di cosa ho davvero bisogno?
La risposta porta verso grandi volumi di stivaggio, spazi ricavati anche sotto il pagliolato e impianti dimensionati per una maggiore autonomia. Nella presentazione vengono citati anche serbatoi nell’ordine dei 1.000 litri, insieme a una dotazione impiantistica pensata fin dall’origine per la lunga percorrenza.
Nauta ha lavorato su un’impostazione che deve tenere insieme due esigenze: la navigazione oceanica e un utilizzo nel breve raggio. Doppio timone, un piano velico pensato per bilanciare prestazioni e facilità di gestione, uniti alla possibilità di differenti pescaggi rientrano in questo equilibrio.
Tre première, tre modi diversi di ascoltare lo stesso mercato
Visti insieme, i tre modelli raccontano allora qualcosa in più rispetto ad una semplice estensione delle gamme. Se il cliente impiega più tempo a decidere e diventa più selettivo, comprendere meglio l’armatore diventa anche uno degli strumenti con cui mantenere competitivo il prodotto.
Il Pardo GT65 utilizza il feedback accumulato sui modelli precedenti per arrivare ad una configurazione unica. Il Grand Soleil Plus 80 porta invece la relazione con l’armatore verso un livello elevatissimo di personalizzazione. Il Grand Soleil 60 Long Cruise parte direttamente dalle esigenze di chi naviga a lungo e in equipaggio ridotto.
Tre risposte quasi opposte, ma costruite con lo stesso obiettivo.
Innovare non significa soltanto presentare una barca nuova
Babarovic lo sintetizza esplicitamente:
“La chiave è innovare e portare avanti nuovi modelli”
Ma ascoltando l’intera conferenza, ‘innovare’ sembra assumere un significato più ampio della semplice successione dei lanci.
Può significare scegliere un solo layout dopo averne sperimentati molti. Oppure accettare 143 modifiche su un progetto molto più personalizzato. Può voler dire progettare una barca partendo da chi intende viverci per un anno o investire in spazi industriali e relazioni con i clienti mentre il mercato resta difficile da prevedere.
Sono decisioni differenti che rispondono però alla stessa necessità: restare in movimento senza perdere la capacità di osservare.
La strategia di Cantiere del Pardo: leggere il campo mentre si continua a navigare
Cantiere del Pardo non cerca una formula semplice per descrivere il mercato attuale, anzi ne sottolinea le differenze per rendere più chiara la direzione. Tenendo conto di questa prospettiva, il rinnovo della partnership con Luna Rossa per la prossima Coppa America introduce quasi naturalmente un altro contesto nel quale la capacità di leggere ciò che accade conta quanto la velocità con cui ci si muove.
In Coppa America, del resto, continuare a correre non significa ignorare il vento che cambia. Significa esattamente il contrario: restare veloci abbastanza da muoversi, ma vigili abbastanza da capire dove andare.


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