Beneteau First: dal 36 al 60, una gamma che cresce insieme al navigatore
Un 60 piedi può essere il punto di arrivo di un percorso, ma cosa succede se, crescendo al crescere dell’imbarcazione, l’armatore non vuole cambiare il proprio modo di navigare? È in parte da questa domanda che nasce il First 60, nuova ammiraglia della gamma performance di Beneteau.
Durante la presentazione al Cannes Yachting Festival il cantiere francese ha insistito su un elemento preciso: molti proprietari del First 53 conducono personalmente la propria barca, senza affidarsi stabilmente a uno skipper. Portare quel navigatore verso i 60 piedi significa quindi aumentare dimensioni, comfort e complessità senza ridurlo, improvvisamente, in un semplice ospite a bordo.
Il First 60 quindi nasce anche da questa necessità. Non soltanto come il modello più grande della sua famiglia, ma anche come possibile evoluzione di chi nel mondo First è già entrato e, salendo di dimensione, non vuole perdere il rapporto diretto con la conduzione.
È una chiave che diventa ancora più interessante se si osserva il resto della gamma. Perché alla vigilia dei cinquant’anni di First, Beneteau sembra voler costruire non tanto una serie di barche per navigatori differenti, quanto una famiglia capace di accompagnare lo stesso navigatore mentre cambiano esperienza, ambizioni, budget e modo di stare in mare.
Beneteau First 60, crescere senza allontanarsi dal timone
Con i suoi 18,95 metri il First 60 entra in una dimensione nella quale gli spazi aumentano, le manovre diventano più impegnative e il confine tra yacht armatoriale ed equipaggio professionale tende ad assottigliarsi. Beneteau prova a lavorare esattamente su quel confine.
Lo si vede nell’organizzazione della coperta. Il Winch Island walk-around concentra le manovre in un’area centrale attorno alla quale ci si può muovere: il sistema dedicato alla gestione della randa è pensato, dice il cantiere, per ridurre lo sforzo richiesto nelle regolazioni e le postazioni di timoneria sono state progettate cercando maggiore ergonomia. Il pozzetto, allo stesso tempo, separa chiaramente la zona operativa dagli spazi destinati al pranzo e al relax.
Non sono soltanto soluzioni pensate per rendere più semplice un 60 piedi. Raccontano un’idea precisa di armatore: qualcuno che vuole usufruire del comfort e dei volumi di una barca più grande senza rinunciare necessariamente a essere parte attiva della navigazione.
Ed è forse qui che il First 60 trova una posizione più riconoscibile in un segmento nel quale distribuzioni e livelli di comfort tendono inevitabilmente ad avvicinarsi.
Durante la conferenza Beneteau ha mostrato anche un confronto con Solaris e Grand Soleil, evidenziando come le differenze tra yacht di questa fascia non siano sempre radicali nella disposizione di salone, cucina e cabine. Sul First 60 uno degli elementi distintivi individuati è nella zona armatoriale prodiera, dove il bagno viene collocato tra quadrato e letto, creando una sorta di filtro acustico e di privacy tra spazio comune e cabina.
Comfort, quindi, ma senza costruire tutta l’identità intorno ad un unico elemento. Perché il tema continua a essere un altro: quanto può crescere un First senza che cresca nella stessa misura la distanza tra il suo armatore e il timone?
Per capire il 60 bisogna però tornare indietro
Il First 60 rappresenta il vertice della gamma. Ma per capire il lavoro che Beneteau sta facendo sul marchio First bisogna scendere di parecchi piedi. Nel 2027 saranno cinquant’anni dal debutto del primo First 30. Durante la presentazione, il cantiere ha ripercorso alcune tappe della propria storia ricordando numeri oggi difficili da immaginare nel mercato della vela performante.
Il First 30 originale raggiunse 287 unità nei primi due anni. Vent’anni dopo il 31.7 ne vendette 205 nello stesso periodo, un modello che avrebbe poi superato le mille barche costruite. Oggi, ha ammesso lo stesso management, quel mercato è molto più difficile: la platea dei velisti interessati alle performance si è ridotta e continuare a contendersela attraverso variazioni del tradizionale racer-cruiser non basta più, Beneteau ha quindi provato ad allargare la definizione stessa di performance.
Per il nuovo First 30 ha scelto l’espressione planing cruiser: non una barca incapace di regatare, ma una barca nella quale la planata diventa prima di tutto parte del piacere di una navigazione pomeridiana, non necessariamente di una linea di partenza. La risposta commerciale è stata indicativa: 162 unità vendute in circa un anno e mezzo e una produzione portata fino a una barca ogni tre giorni.
È da questo tentativo di aprire nuove porte che nasce una gamma oggi organizzata intorno a tre direttrici: racing, planing e yachting, i quali non devono necessariamente corrispondere a tre tipi di persone differenti. Possono essere anche tre evoluzioni nella vita dello stesso velista.
Tre First 36, tre momenti possibili
È sul 36 piedi che questa idea diventa particolarmente leggibile. La base è la stessa famiglia, ma oggi Beneteau la declina attraverso First 36, First 36 SE e il nuovo First 36 Spirit. Il First 36 rimane il punto di equilibrio: una barca capace di mettere insieme crociera, planata, navigazione familiare e regata senza spostarsi completamente verso nessuno dei due estremi.
Il First 36 SE, Seascape Edition, porta invece quella base verso un utilizzo decisamente più sportivo. Meno peso, barra al posto delle ruote, interni alleggeriti, maggiore attenzione alla stazza e alle prestazioni. Durante la conferenza Beneteau ha sottolineato anche un dato interessante: circa la metà dei proprietari lo utilizza comunque come cruiser molto veloce. Persino la versione più radicale, quindi, sfugge a una segmentazione troppo rigida.
Il First 36 Spirit: obiettivo leggerezza
Il nuovo First 36 Spirit percorre la strada opposta. Qui il lavoro non consiste nell’aggiungere performance attraverso componenti più sofisticati, ma nel togliere ciò che non viene considerato essenziale. Meno legno, arredi più semplici, sistemi di stivaggio costruiti a partire da strutture leggere e personalizzabili. Il risultato dichiarato è un risparmio di 180 chilogrammi rispetto al 36 standard, concentrato soprattutto a prua e a poppa: un vantaggio che su una barca planante ha conseguenze dirette sul comportamento in navigazione.
Ma lo Spirit interviene anche su un altro peso, quello economico. Durante la presentazione sono stati indicati 200.000 euro per il First 36 Spirit, 257.230 euro per il First 36 e 301.360 euro per il First 36 SE. Beneteau ha insistito sul fatto che quello dello Spirit non debba essere un prezzo promozionale, ma sostenibile nel tempo. In una fase nella quale lo stesso cantiere riconosce che il prezzo è diventato una barriera all’ingresso per una parte dei velisti, l’essenzialità acquista quindi un significato ulteriore. Non è soltanto minimalismo. Serve a rendere la barca più leggera, ma anche a riportare la soglia di accesso a un livello diverso.
Più che categorie, possibili evoluzioni
È qui che la lettura dei tre 36 cambia. Sarebbe semplice attribuire a ogni modello il proprio identikit: lo Spirit per chi cerca essenzialità, il 36 per il cruiser sportivo, il SE per il regatante.Ma probabilmente sarebbe anche riduttivo. Oggi chi sceglie uno Spirit perché vuole navigare in maniera semplice e diretta potrebbe domani desiderare maggiore comfort. Chi utilizza un First 36 in crociera può progressivamente appassionarsi alla regata. Chi arriva al 36 SE può continuare a usarlo anche per viaggiare. E chi, con il passare degli anni, desidera più spazio e più autonomia può salire fino al First 60 senza per questo voler delegare la navigazione a qualcun altro.
Il modello cambia perché cambia il navigatore. Ma il navigatore non deve necessariamente cambiare marchio.
Vista così, la nuova architettura First diventa quasi un ecosistema.Ed è qui che, ascoltando la presentazione dei tre 36, il pensiero è corso per un momento al marketing Apple. Con tutte le distanze del caso: stessa famiglia riconoscibile, versioni costruite intorno a esigenze molto diverse e possibilità di spostarsi da un prodotto all’altro senza uscire dall’universo del marchio.
Con un piccolo cortocircuito nei nomi. Nel linguaggio Apple la sigla SE richiama generalmente la versione più accessibile. Nel mondo First, SE significa Seascape Edition ed è proprio il modello più radicale della famiglia 36. Volendo portare fino in fondo la provocazione, la vera “SE” sarebbe semmai lo Spirit, mentre il First 36 SE avrebbe molto più l’aria di una versione Pro.
Il gioco però interessa fino a un certo punto. Più significativa è l’idea che sta dietro: non costruire soltanto una barca per ogni tipo di velista, ma cercare di mantenere quel velista dentro la stessa famiglia mentre la sua storia cambia.
Dal First 36 Spirit al First 60
È una distanza enorme, quella tra un 36 Spirit da circa 200.000 euro e un First 60.Eppure è proprio alle due estremità che la strategia diventa più chiara. Sul First 36 Spirit Beneteau prova a evitare che il prezzo e la crescente complessità delle barche escludano chi cerca prima di tutto sensazioni e piacere di navigare. Sul First 60 prova a evitare il problema opposto: che l’aumento di dimensioni, volumi e comfort finisca per escludere l’armatore dalla conduzione della propria barca.In mezzo ci sono modi diversi di correre, viaggiare e vivere la performance.


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