Les voiles de Saint-Tropez 2026
Les voiles de Saint-Tropez sono uno degli appuntamenti più emozionanti per chi ama le vele e le signore del mare, organizzate dalla Société Nautique de Saint-Tropez prevedono l’arrivo di 253 velieri per un programma eccezionale e incontri unici. Tra tradizione e modernità, eleganza e alta tecnologia, le Voiles rimangono prima di tutto fedeli allo spirito corinzio infuso da Patrice de Colmont, creatore della Nioulargue nel 1981 e scomparso lo scorso anno: le migliori regate in acqua e la migliore atmosfera a terra.
Maxi: i giganti entrano in scena
Sono ben 50 Maxi annunciati, l’edizione 2026 de Les voiles de Saint-Tropez potrebbe battere ogni record e fare persino meglio dei 46 iscritti registrati nel 2022. Una flotta numerosa suddivisa tra i Maxi 1, che concorrono per il Trophée Edmond de Rothschild, e le altre classi che arrivano fino ai Maxi 5, passando per i Maxi Grand Prix (Maxi GP). Questi grandi velieri da corsa, con una lunghezza superiore ai 18,28 metri, non sono classificati in base alla stazza ma alle prestazioni, in funzione del loro rating. Così Atalante, un progetto Hoek di 39 metri dal look neoclassico, gareggia in Maxi 5, mentre Capricorno, radicale racer di 25 metri su progetti Judel Vrolijk, regata in Maxi 1.
Momento clou di questa edizione sarà la presenza dei tre Classe J, Hanuman, Rainbow e Svea, che farà soffiare un profumo di Coppa America sul porto di Saint-Tropez e nella baia di Pampelonne.
Progettato da Tore Holm nel 1937, Svea è infatti l’ultimo nato tra i Classe J, essendo stato costruito per la prima volta solo nel 2017. È stato infatti soltanto dopo la morte dell’architetto che i piani di questa imbarcazione, passata inosservata, sono stati ritrovati nei suoi archivi. Holm, che era anche medagliato olimpico e appassionato di stazza metrica, aveva progettato nello stesso periodo Svanevit (cigno bianco), un 8m SI destinato a gareggiare ai Giochi Olimpici di Helsinki del 1940, poi mai disputati. Non immaginava allora che Svea avrebbe visto effettivamente la luce, né tantomeno che avrebbe incrociato la rotta della sua sorella minore Svanevit. La parentela tra i due progetti è infatti sorprendente. Ha incuriosito Guillaume Wattinne, che ha acquistato Svanevit nel 2023 in Olanda per portarlo nel Mediterraneo. Stessi slanci, stesso specchio di poppa e colore dello scafo simile: lo sloop di 14,65 metri è una vera e propria riproduzione in scala ridotta di Svea. Per la prima volta in assoluto, il gigante e l’8m SI saranno sullo stesso campo di regata.
Les voiles de Saint-Tropez , tradizione: prestazioni e autenticità
80 yacht d’epoca, di cui oltre 20 centenari, faranno innamorare anche quest’anno chi avrà la possibilità di vedere dal vivo questa flotta eccezionale che testimonia l’entusiasmo per il patrimonio marittimo in tutta Europa e nel mondo, e conferma il prestigio delle Voiles de Saint-Tropez, il più grande raduno di queste unità storiche.
Ma l’aspetto più incredibile nello sviluppo dello yachting classico mondiale è il ruolo chiave giocato dalla Nioulargue: la sua «stazza», ideata su un angolo di tavolo, ha contribuito direttamente alla creazione di quella del Comitato Internazionale del Mediterraneo, il CIM. Un’influenza nata a Saint-Tropez e oggi ampiamente internazionale.
Inizialmente riuniti per regate-crociera o raduni, in particolare in Italia negli anni ’90, gli yacht d’epoca si sono strutturati sotto la spinta del Yacht Club de Monaco, portando all’elaborazione di una vera e propria stazza da parte del CIM, diventato Comitato Internazionale del Mediterraneo per la Vela Classica (CIMVC). Oggi la stazza assegna a ogni barca un rating calcolato secondo criteri di prestazione ponderati da un coefficiente di autenticità, consentendo l’organizzazione di regate a livello internazionale.
1 100 unità sono state stazzate in tutto il mondo e circa 300 certificati vengono rilasciati ogni anno per le regate nel Mediterraneo, bacino fondamentale per gli yacht d’epoca. Un bilancio notevole da ascrivere al CIM, che festeggia quest’anno il suo centenario sotto la presidenza dell’italiano Luigi «Gigi» Rolandi, recentemente eletto nell’ambito della presidenza rotatoria prevista dallo statuto del Comitato, affiancato in particolare da Renaud Godard, segretario generale e presidente della commissione Stazza, e da Thierry Leret, tesoriere e presidente della commissione Sicurezza e Regate.
Lo spirito corinzio, in memoria di Patrice
«La regata è un’affare troppo serio per essere lasciato ai regatanti», si era probabilmente detto Patrice de Colmont creando la Nioulargue nel 1981. Perché Patrice non era un agonista — preferiva i bivacchi sulle isole a bordo di Cocotte, il piccolo derivetto in mogano costruito da Matonnat su cui navigava da bambino — ma amava il mare, le belle barche e chi ci andava sopra. Re dell’improvvisazione ma abile gestore, affabulatore fuori dal comune ma uomo d’ascolto, ospite delle star ma amico di Pierre Rabhi e grande difensore dell’agricoltura contadina che praticava lui stesso per rifornire le cucine del Club 55, l’inclassificabile Patrice de Colmont ha saputo preservare quel pizzico di leggerezza e audacia che gli ha permesso di orchestrare e far crescere una settimana di regate festosa e unica al mondo.
Quest’anno, la Club 55 Maxi Yacht Cup vedrà Balthasar (Maxi 72), campione in carica, rispondere alla sfida di Tilakkhana II (Wally Cento) mercoledì, mentre i due Classe J Rainbow e Hanuman si affronteranno in un match race, nello spirito dell’America’s Cup.
Per la Club 55 Cup, il giovedì, sarà il defender Mariella, yawl su progetti Mylne del 1938, a ritrovare Hallowe’en, il cutter bermudiano su progetti Fife del 1926 che festeggia il suo centenario quest’anno. Due splendidi omaggi, senza alcun dubbio.


The source for international yachting & marine news





